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Quali sono le malattie cardiovascolari?

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Nella definizione di malattie cardiovascolari, rientrano tutte le patologie a carico del cuore e dei vasi sanguini. Le più frequenti sono quelle di origine arteriosclerotica, in particolare le malattie ischemiche del cuore, tra cui l’infarto acuto del miocardio, l’angina pectoris, le cardiomiopatie, l’insufficienza cardiaca, le aritmie e le malattie cerebrovascolari, fra cui l’ictus ischemico ed emorragico.

Arteriosclerosi
Infarto acuto del miocardio
Angina Pectoris
Ictus
Attacco ischemico transitorio (tia)
Claudicatio Intermittens
Fibrillazione atriale

 

Arteriosclerosi

E’ una delle cause principali dell’insorgere delle malattie cardiovascolari. L’arteriosclerosi colpisce i vasi sanguigni e gli strati interni delle pareti delle arterie diventano spessi e irregolari a causa del depositarsi di lipidi e colesterolo. L’ispessimento e la conseguente formazione della placca porta a alla diminuzione del flusso sanguigno: quando il sangue scorre a fatica può formarsi un trombo o coagulo che può provocare un improvviso arresto del flusso sanguigno. La placca può rompersi e scatenare automaticamente un meccanismo di riparazione il cui scopo è quello di richiudere le fratture che si sono formate: il sangue si coagula, le piastrine si attaccano le une alle altre formando dei grumi. Il coagulo può però agire da tappo e occludere completamente l’arteria.
L’arteriosclerosi si sviluppa lentamente nel corso della vita ed è asintomatica; nel momento in cui compaiono i sintomi la malattia cardiovascolare si trova già in uno stadio avanzato. Si tratta di una patologia generalizzata che può coinvolgere le arterie in diverse aree dell’organismo: l’improvvisa ostruzione di un vaso provoca l’infarto del miocardio, se è localizzata a livello cardiaco, l’ictus se è localizzata a livello cerebrale o la claudicatio intermittens, se sono colpite le arterie degli arti inferiori.

Infarto miocardico acuto/attacco cardiaco 

Indica il processo di morte cellulare (necrosi) che colpisce il miocardio, cioè il muscolo cardiaco, a seguito dell’occlusione di una arteria coronarica o di un suo ramo. Nella maggior parte dei casi, l’occlusione è dovuta alla presenza di una placca aterosclerotica. La placca, dunque, diventa un ostacolo che blocca il flusso sanguineo: l’infarto interviene quindi proprio quando il sangue non riesce a raggiungere e irrorare alcune parti del cuore.

Sintomi. Il sintomo abituale o segnale dell’attacco cardiaco è un’oppressione o dolore al torace che persiste e non si riduce con il riposo e/o la somministrazione sotto la lingua di nitroglicerina.
Il dolore, generalmente descritto come qualcosa di oppressivo e costrittivo (come una morsa), può essere localizzato al centro del petto (dietro lo sterno) o più diffuso anteriormente su tutto il torace. Può irradiarsi alle spalle e/o alle braccia (più spesso a sinistra), o al collo, alla mandibola, alla schiena, o all’epigastrio (la parte alta dell’addome).

Angina pectoris 

L'angina pectoris (dal latino “dolore di petto”) è dovuta a un’improvvisa riduzione dell'apporto di sangue al cuore, o a parte di esso. Si verifica quando la presenza nelle arterie coronarie di restringimenti (stenosi) non consente l'afflusso regolare di sangue in alcune circostanze durante le quali le necessità di nutrizione e di ossigenazione del miocardio sono maggiori, come durante uno sforzo fisico.
L’angina pectoris può essere anche provocata da uno spasmo nelle arterie coronarie, cioè da un restringimento transitorio dipendente da una contrazione muscolare, che riduce il calibro delle coronarie e la quantità di sangue che arriva al cuore diventa insufficiente anche in condizioni di riposo.

Sintomi. Il sintomo percepito è il dolore al petto, con una durata inferiore a 10 minuti. Si presenta quando la persona è sotto sforzo, quando aumenta la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. L’attacco di angina è prontamente interrotto da riposo e/o dalla somministrazione sotto-linguale di nitroglicerina.

 

Ictus

L’ictus consiste nella morte delle cellule cerebrali conseguente l’interruzione del flusso di sangue.
Può essere provocato dalla rottura di una arteria cerebrale, con emorragia e danni al tessuto nervoso circostante, oppure dall’occlusione di una arteria in seguito a trombosi o embolia. In particolare si ha una trombosi cerebrale quando in un vaso ristretto si forma un coagulo, mentre si parla di embolia quando da una placca aterosclerotica si stacca un pezzetto di materia grassa (embolo) oppure un piccolo trombo, che viene trascinato in circolo fino a bloccare un vaso più piccolo nel cervello. L’embolia e la trombosi producono occlusione cerebro-vascolare inducendo ischemia cerebrale (mancanza di sangue in una zona del cervello).
L’emorragia cerebrale può anche essere dovuta a rottura di aneurisma cerebrale, una deformazione della parete di un’arteria che la indebolisce.

Sintomi. I segnali di un ictus sono simili a quelli di un attacco ischemico transitorio (TIA) ma questi rimangono stabili o peggiorano anziché scomparire entro poche ore. Si presentano improvvisamente e possono includere:

  • compromissione motoria unilaterale e bilaterale;
  • compromissione sensoriale unilaterale e bilaterale;
  • disturbi del linguaggio (afasia / disfasia);
  • compromissione della visione dei metà campo visivo;
  • visione doppia;
  • sguardo fisso;
  • disturbi della deglutizione (disfagia improvvisa);
  • aprassia improvvisa;
  • perdita del coordinamento muscolare (atassia improvvisa);
  • barcollamento, vertigine, cefalea, confusione mentale, stato di coscienza compromesso.

Attacco ischemico transitorio (TIA)

Un attacco ischemico transitorio, detto anche TIA, consiste in un'interruzione di breve durata del flusso di sangue in una parte del cervello. I sintomi  sono quelli che caratterizzano l’ictus, ma la loro durata è inferiore e va da pochi minuti a qualche ora. L’individuo recupera completamente, anche se spesso il TIA rappresenta un campanello di allarme per un ictus vero e proprio.

Sintomi. Il TIA si presenta improvvisamente scompare entro 24 ore. I sintomi includono: visione offuscata, perdita della visione, difficoltà nel parlare, intorpidimento degli arti, improvvisa intensa cefalea. Più sintomi possono presentarsi in modo simultaneo. I segni ed i segnali di TIA includono anche l’improvviso insorgere di uno o più dei seguenti sintomi che durano almeno debolezza, intorpidimento e formicolio di un braccio, di una gamba 30 secondi:  perdita della visione da un occhio; perdita della parola;  o di metà del viso;  possibile perdita di coscienza.

Claudicatio intermittens

La claudicatio intermittens è una manifestazione dolorosa, localizzata al polpaccio, che compare camminando. Il dolore insorge perché il muscolo, non più adeguatamente ossigenato e nutrito dal flusso arterioso, accumula sostanze tossiche. E’ dovuta ad arteriosclerosi, cioè alla formazione di una placca sulla parete dell’arteria che, in tempi più o meno lunghi, conduce all’ostruzione del vaso. Pertanto la claudicatio intermittens, salvo casi abbastanza limitati, è sempre inizio di una situazione di sofferenza più complessiva delle arterie.

Sintomi. La principale manifestazione è un dolore al polpaccio, e meno frequentemente alla coscia e al gluteo, che si acquisisce con l’esercizio e si attenua col riposo; la sensazione è simile a quella di un crampo e può accompagnarsi a un senso di debolezza alla gamba. A volte ci sono spasmi e la comparsa dei sintomi è tanto più rapida quanto più intenso è lo sforzo. Se il dolore compare senza sforzo, cioè semplicemente stando in piedi, è più probabile che si tratti di un problema venoso. Un altro elemento che consente di distinguere la claudicatio intermittens da altri disturbi muscoloscheletrici o neurologici è la rapida comparsa di sintomi a riposo.

Fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è una aritmia (anomalia del ritmo cardiaco): si distingue dalla tachicardia caratterizzata da un aumento della frequenza del ritmo in quanto i battiti non sono regolari. L’aritmia porta a una riduzione dell’efficienza della pompa cardiaca e può impedire al cuore di pompare la quantità di sangue e ossigeno sufficiente a soddisfare i bisogni del corpo.
La fibrillazione atriale può essere in forma parossistica, cioè l'anomalia si presenta transitoriamente (per alcune ore o per giorni), con successivo ritorno ad un ritmo regolare, oppure può essere in forma stabilizzata, in cui l'aritmia persiste nel tempo.
Le cause della fibrillazione atriale possono essere molte: l’ipertensione arteriosa, la coronaropatia coronarica, la valvulopatia cardiaca, alcune patologie polmonari croniche e l’insufficienza cardiaca.
Anche un cuore in condizioni normali può sviluppare fibrillazione striale sotto l’effetto di alcol, stress, caffeina, infezioni gravi o alcuni farmaci.
La fibrillazione atriale non è solitamente considerata una condizione letale. Tuttavia, se persiste per un certo periodo di tempo, può provocare micro-infarti cerebrali o danni al muscolo cardiaco per la formazione e l’immissione in circolo di piccoli trombi. Le probabilità di insorgenza di ictus nelle persone con fibrillazione atriale è circa cinque volte superiore rispetto alla popolazione in generale.

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